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Stare bene

Intestino e digestione

In breve
  • Prima di tutto verifica con il medico che non sia una condizione clinica. Sangue nelle feci, calo di peso, anemia, dolore notturno: quelli si guardano dal medico, e vengono prima di qualunque dieta o integratore.
  • La maggior parte dei fastidi digestivi si risolve senza eliminare alimenti. Masticare, mangiare seduti, bere tra i pasti, muoversi, dormire, andare in bagno quando arriva lo stimolo risolvono più di un problema. Questa è la mia esperienza clinica, dichiarata come tale: sulle singole leve trovi gli studi lungo la guida, sull'insieme il trial non esiste.
  • Dai tempo alle cose semplici prima di cercare cause complicate (3-5 settimane). Se poi qualcosa resta, si lavora sul sintomo specifico.
  • Il cibo è una variabile fra tante. Togliere il glutine mentre dormi cinque ore e pranzi in dieci minuti non ti dice niente di utile.
  • L'obiettivo non è la lista più corta di alimenti che tolleri, ma la più lunga.

Nessuno arriva in studio dicendo "ho un problema di microbiota". Arrivano dicendo che, dalla mattina alla sera, "prendono due taglie", che vanno in bagno ogni tre giorni, che anche un bicchiere d'acqua fa male allo stomaco. E quasi sempre arrivano con una lista di alimenti che hanno già tolto da soli, sperando che fosse quello il problema.

Partiamo dalla fine. Dalla lista di alimenti tolti nel tentativo di risolvere un disagio.

Quando la digestione non va e la pancia dà fastidio, la prima cosa che si fa è togliere alimenti. E si toglie o quello che si è mangiato all'ultimo pasto, o quello che i social hanno messo sul banco degli imputati - lattosio, glutine, legumi, cavoli, pizza, gelato.

Quasi mai il sospetto cade su quanto hai dormito, su quanto eri di corsa, su dove e come hai mangiato. Eppure sono tutte cose che influenzano la digestione e la salute dell'intestino, e molto spesso è lì che si trova la risposta.

Con questo non voglio dire che sia sempre sbagliato togliere qualche alimento, a volte serve davvero. Il problema è che si toglie prima di aver capito qual è il problema. E quando togli prima di capire, la tua dieta si restringe, ma il problema resta.

Il benessere digestivo è un argomento complicato: non stiamo parlando di un organo, ma di un apparato, ossia di un insieme di organi che lavorano tra di loro. Bocca e ghiandole salivari, esofago, stomaco, intestino tenue, colon, retto, e in più tre che danno supporto - fegato, cistifellea e pancreas.

Aggiungici una rete nervosa propria fatta di qualche centinaio di milioni di neuroni, un dialogo continuo con il cervello, a colpi di ormoni e neurotrasmettitori, e un ecosistema di microrganismi (microbiota) che stiamo ancora imparando a leggere.*

E prima di arrivarci in bocca, il cibo passa quasi sempre da qualche forma di trasformazione. È una cosa che condanniamo quando la chiamiamo industria alimentare e celebriamo quando la chiamiamo tradizione, ma è la stessa famiglia di gesti: cuocere, macinare, fermentare, ammollare, conservare. E lo facciamo per il sapore, ma anche per rendere più digeribile quello che assumiamo.

Se ci pensi praticamente tutto quello che mangi è stato costruito per te. Il cibo davvero naturale non lo mangia nessuno, e c'è un motivo. Le mandorle selvatiche contengono amigdalina, che nell'intestino libera cianuro. Le patate selvatiche sono cariche di solanina. E i fagioli crudi contengono una sostanza che, in poche ore, ti manda al pronto soccorso.

Quello che hai nel piatto è il risultato di millenni passati a disinnescare le difese chimiche delle piante e a rendere digeribile quello che non lo era. Broccolo, cavolfiore, verza e cavolini di Bruxelles sono la stessa identica specie, il cavolo selvatico, tirata in quattro direzioni diverse.

Attenzione però a non saltare alla conclusione che, visto che tutto quello che mangiamo è stato adattato per noi, allora è innocuo e non fa nulla: non voglio dire questo.

Quello che voglio dire è che Il cibo è l'unica variabile di questa storia che abbiamo avuto millenni per adattare a noi e, pertanto, non è il caso di pensare che sia per forza lui il problema. 

Prima di accusarlo bisogna pensare a tutto il resto: mangiare in dieci minuti, in piedi, davanti a uno schermo, a orari che cambiano ogni giorno, dormendo cinque ore e stando seduti dieci. Roba di qualche decennio, non di diecimila anni.

Quindi: non è detto che tu debba togliere o modificare alimenti per risolvere i tuoi problemi. Nella mia esperienza la maggioranza dei fastidi digestivi si risolve cambiando come si mangia e come si vive la giornata, non cosa si mangia.

Ecco perché ti chiedo di diffidare di chi te lo racconta semplice. Chi ha una spiegazione per il tuo problema - quell'alimento, quel batterio, quell'integratore - non ha capito qualcosa che agli altri sfugge. Sta vendendo quella spiegazione, ma non la soluzione, sapendo perfettamente che quando si sta male ci si aggrappa a qualsiasi speranza. In questa guida trovi anche i punti dove la risposta è "non lo sappiamo ancora", perché sono parte onesta del quadro.

*Un inciso che mi diverte, già che siamo in tema di semplificazioni. Quello che chiamiamo tutti "il secondo cervello" ha buone probabilità di essere il primo. Una rete nervosa che governa il tubo digerente si trova in animali che un cervello non ce l'hanno affatto, dall'idra ai ricci di mare, ed è rimasta sorprendentemente simile fino a noi: l'encefalo è arrivato molto dopo, e per una lunga fase ha camminato per conto suo. Con l'onestà di dire che è una precedenza evolutiva, non che nel singolo individuo la pancia si formi prima della testa. Ma la prossima volta che senti "secondo cervello", tienilo a mente: come minimo, l'ordine di arrivo è quello opposto.

Primo passo: te la puoi gestire da solo (o con il nutrizionista) o devi andare dal medico?

Prima di tutto questa domanda. E per rispondere serve capire una distinzione importante: quella tra disturbo funzionale e disturbo organico.

Cosa vuol dire "funzionale"

Un disturbo è funzionale quando l'organo è integro, sano: se fai una gastroscopia o una colonscopia non si vede niente di anomalo, ma funziona male. Si muove troppo o troppo poco, è più sensibile del normale, si coordina male con il cervello. Il colon irritabile, quello che in Italia quasi tutti chiamano "colite", è l'esempio principe.

Occhio che funzionale non vuol dire immaginario, e non vuol dire "è tutto nella tua testa". I sintomi sono reali, misurabili e a volte invalidanti. Vuol dire solo che non c'è una lesione da riparare, e che quindi la strada non è chirurgica o farmacologica in senso stretto. Qui è dove la modificazione dello stile di vita e la nutrizione apportano benefici tangibili.

Un disturbo è organico quando c'è invece qualcosa di visibile o dosabile: un'infiammazione, una lesione, una malattia. Lì serve una diagnosi medica e una terapia adeguata. Il resto dopo o, al limite, insieme.

Come si distinguono, in pratica

Non puoi fare la diagnosi da solo, e non è quello che ti sto chiedendo. Ma esistono segnali che orientano parecchio.

Orienta verso un quadro funzionale Va visto dal medico
Sintomi che vanno e vengono da mesi o anni, con periodi migliori e peggioriSangue nelle feci, o feci nere come la pece
Gonfiore che peggiora nel corso della giornata e la notte si sgonfiaCalo di peso non cercato
Dolore o fastidio che migliora dopo essere andati in bagnoAnemia o carenza di ferro senza spiegazione
Sintomi legati a periodi di stress, viaggi, cambi di ritmoDolore che ti sveglia di notte, o diarrea notturna
Nessun risveglio notturno per i sintomiFebbre ricorrente senza causa nota
Peso stabile, esami del sangue nella normaDifficoltà a deglutire o vomito persistente
Accertamenti già fatti e risultati negativiComparsa improvvisa dopo i 50 anni, o familiarità per tumore del colon e malattie infiammatorie intestinali
Il fastidio c'è, ma la vita va avantiCambiamento netto e persistente delle tue abitudini intestinali rispetto al solito

Se sei nella colonna di destra, anche per un solo punto: vai dal medico. O quello di base, o il gastroenterologo. Non è prudenza fine a se stessa: nella colonna di destra ci sono i segnali che distinguono un fastidio da una cosa che va inquadrata, e rimandarli è il modo più comune in cui qualcosa di serio viene notato tardi, e quindi si interviene tardi e con più difficoltà.

Se invece ti riconosci nella colonna di sinistra, puoi andare avanti con questa guida: è scritta esattamente per te. Ma parlarne comunque con il tuo medico ha sempre senso, anche quando i sintomi sembrano banali e ci convivi da anni.

E anche una puntatina dallo specialista, se non l'hai mai fatta, ha un valore che va oltre il referto: toglie l'ansia. Se una parte di te continua a chiedersi "e se fosse qualcosa di serio?", quel pensiero non resta nella testa, si riflette direttamente sull'intestino, per le stesse vie nervose di cui parliamo più avanti. Sapere che è stato guardato e che non c'è niente non è solo una rassicurazione: è una parte concreta del trattamento, e spesso i sintomi migliorano già da lì.

Secondo passo: la checklist dell'igiene digestiva

Prima di sospettare un'intolleranza, di fare un test o di togliere qualcosa: guarda se stai facendo queste cose. Sono semplici, non costano niente, e nella maggior parte dei casi bastano.

È il rasoio di Occam applicato alla pancia: la spiegazione più semplice viene prima. Spunta quelle che fai già con costanza, non quelle che fai ogni tanto.

Quali di queste fai già con costanza?

  • Mastico finché il boccone non ha più la forma che aveva nel piatto
  • Mangio seduto, senza schermi davanti, in almeno 20 minuti
  • Bevo soprattutto tra i pasti, non grandi quantità durante
  • Metto una fonte proteica nei pasti principali
  • Metto verdura in ogni pasto principale
  • Mangio a orari più o meno regolari, colazione compresa
  • Dormo almeno 7 ore e ceno 2-3 ore prima di andare a dormire
  • Cammino almeno 10-15 minuti di fila ogni giorno, e in generale mi muovo (attorno agli 8.000 passi)
  • Dopo mangiato non mi sdraio e non mi butto sul divano
  • Non rimando lo stimolo di andare in bagno quando arriva
  • Ho un momento tranquillo per andare in bagno, al mattino o in un altro momento della giornata
  • Non uso gomme, salse zero o altri prodotti con dolcificanti più volte al giorno

Se ne hai spuntate almeno 10 — le basi ci sono. Stai già facendo la parte che risolve la maggioranza dei casi. Se i sintomi restano, non serve aggiungere altre regole generiche: ha senso passare alle strategie specifiche per il tuo sintomo, e se non bastano, a una valutazione. Un quadro che non risponde alle basi merita di essere inquadrato, non ridotto ulteriormente.

Se ne hai spuntate da 6 a 9 — c'è ancora margine. Metà del lavoro è fatta, ma restano abitudini che pesano parecchio. Prima di sospettare intolleranze o togliere alimenti, prova a lavorare su quelle che non hai spuntato per tre settimane. Costa poco e nella pratica cambia molto più di quanto sembri.

Se ne hai spuntate meno di 6 — qui c'è il tuo margine più grande. Buona notizia: vuol dire che hai molto margine senza dover togliere niente. Non prenderle tutte insieme: scegline due, tienile tre settimane, poi aggiungine altre due. È il modo in cui le cose restano.

Questo strumento ha scopo orientativo e non sostituisce una valutazione nutrizionale o medica personalizzata.

Terzo passo: perché ogni voce conta, una per una

Allora, com'è andata? Se hai spuntato tutto, complimenti: sei una rarità. Molto più probabilmente ne mancava qualcuna, e ci sta, obiettivamente non è facilissimo tenerle tutte.

Ma adesso guarda la lista da lontano e nota una cosa. Sono dodici voci che influenzano la digestione, e nessuna ti dice quale alimento mangiare o quale togliere. Parlano di come mangi, quando mangi, quanto ti muovi, quanto dormi, e di cosa fai quando arriva lo stimolo di andare in bagno. Le due che toccano il cibo parlano di categorie - una fonte proteica, la verdura - non di alimenti specifici da mettere o da bandire.

Ed è qui la differenza che voglio farti notare, perché è il motivo per cui questa guida è diversa da quasi tutto quello che leggi in giro. Chi ti dice che quel preciso alimento fa bene e quell'altro fa male ti sta consegnando una lista da rispettare, e quella lista ti lega le mani e il pensiero. Quante volte ho sentito dire "ho paura di mangiare fuori" o "resto a casa perché non so cosa prendere". Qui non c'è nessuna lista: ci sono modi di fare che valgono qualunque cosa tu decida di mangiare.

Ed è per questo che togliere il glutine per vedere se il gonfiore migliora, mentre metà di queste voci non le stai seguendo, non ti dice assolutamente niente. Qualunque risultato ottieni è mescolato a dodici altre variabili che non hai controllato. Se poi va meglio, non saprai perché. Se va peggio, nemmeno.

Sotto ti spiego voce per voce cosa fa e perché è lì. Se ne hai lasciate vuote tre o quattro, leggi quelle e lascia stare il resto.

(Orto)simpatico e parasimpatico: perché digerire è un lavoro di tutto riposo

"Digerire è un lavoro di tutto riposo" - e per una volta il modo di dire è preciso: è un lavoro, e si fa solo a riposo.

Il sistema nervoso autonomo, quello che governa le funzioni che non decidi tu, ha due modalità. Il simpatico (o ortosimpatico) è la modalità di allerta: prepara il corpo ad agire, a scappare, a reagire. Il parasimpatico è la modalità di recupero, quella in cui il corpo fa manutenzione. In inglese la chiamano rest and digest: riposa e digerisci. Non è un modo di dire, la digestione è letteralmente una delle attività che il corpo esegue bene solo quando non è in allerta.

Quando il simpatico prende il sopravvento, il corpo fa esattamente l'opposto di quello che serve a digerire: rallenta lo svuotamento dello stomaco, riduce le secrezioni digestive, devia il sangue dal distretto viscerale verso i muscoli. Perché lo fa? Perché sangue ed energie devono essere direzionati a testa e muscoli: non sono risorse infinite, e vanno gestite. Questa risposta ha perfettamente senso se devi scappare da un pericolo; ha molto meno senso alle 13:15 davanti al computer, ma si attiva lo stesso.

L'allerta non ha bisogno di un pericolo fisico per accendersi. Puoi essere seduto e immobile davanti a uno schermo e avere una risposta simpatica piena, perché a scatenarla basta il lavoro che ti preme addosso. Il corpo non fa differenza tra le zanne di una tigre e la notifica della mail del capo.

E quelle mail, insieme agli scazzi in ufficio, ai problemi in famiglia o in casa e a un pensiero che tendenzialmente è negativo, sono per molte persone la quotidianità. Quando lo stress diventa costante si parla di stress cronico, che fa la stessa cosa dello stress acuto, ma in versione lenta, e ci aggiunge un pezzo: aumenta la sensibilità viscerale. La stessa quantità di gas che in vacanza non notavi, in un periodo difficile diventa fastidiosa e dolorosa. Una domanda che aiuta più di tanti esami è chiederti: "ma io, in vacanza, sto meglio o peggio?". Se in vacanza stai meglio pur mangiando le stesse cose - o addirittura mangiando peggio - molto probabilmente il problema non è nel cibo.

Da qui una regola generale, da rispettare - o almeno da provare - il più possibile: mangia quando sai che potrai stare tranquillo, durante e dopo. Ovviamente non è una scelta on-off: se la tua giornata è un susseguirsi di impegni nessuno ti dice di digiunare da mattina a sera. Quello che ti dico è di spostare il grosso del cibo nei momenti di calma, anche relativa, e di mangiare meno - o niente - in quelli più intensi. Per capirci: se fai un lavoro classico 9-17 e il pranzo è in una mensa caotica, meglio mangiare leggero lì e tenere colazione e cena più ricche. Vale la pena anche solo perché te le godi di più.

Considera anche che, in una certa misura, l'interruttore puoi spostarlo attivamente:

Un esercizio che costa un minuto: la respirazione diaframmatica

È il modo più diretto che conosco per spostare l'interruttore prima di mangiare, e ha evidenze anche sul gonfiore e sull'eruttazione.

  • Sdraiato o seduto comodo. All'inizio metti una mano sul petto e una sulla pancia: servono solo a capire cosa si muove. Se si alza la mano sul petto stai respirando di torace, se si alza quella sulla pancia sei sul diaframma, che è quello che vuoi. Dopo qualche volta lo senti da solo e le mani non servono più.
  • Inspira dal naso per 4 secondi facendo salire solo la pancia.
  • Espira dalla bocca lentamente per 6 secondi. Se ti viene comodo puoi trattenere un paio di secondi in mezzo, ma non è obbligatorio: quello che conta è che l'espirazione sia più lunga dell'inspirazione.
  • Un minuto basta, poi se ti trovi bene arrivi a due o tre. Partire da cinque minuti è il modo migliore per non farlo mai. Il momento più utile sono i minuti prima dei pasti, ma va bene anche la sera se hai la pancia tesa.
  • Un trucco che funziona più di quanto sembri: mettiti una musica calma, dei suoni della natura o un rumore bianco. Aiuta a staccare, e soprattutto ti dà un inizio e una fine senza dover guardare l'orologio: scegli una traccia da 60-90 secondi e l'esercizio dura quanto dura lei.
ORTOSIMPATICO modalità allerta PARASIMPATICO riposa e digerisci Il cuore accelera Il sangue va ai muscoli Lo stomaco si svuota piano Meno succhi digestivi L'intestino rallenta Senti di più quello che c'è Il battito rallenta Il sangue torna ai visceri Lo stomaco si svuota regolare Più succhi digestivi L'intestino si muove Senti di meno quello che c'è La digestione lavora bene solo a destra.

Tieni a mente questo meccanismo, perché è il motivo per cui indicazioni che sembrano non c'entrare niente con la nutrizione (sederti, masticare, spegnere lo schermo) sono in realtà interventi digestivi a tutti gli effetti.

È lo stesso sistema nervoso di cui parlo nella guida alla consapevolezza alimentare quando si tratta di riconoscere fame e sazietà, e nella guida al ciclo del benessere quando si parla di pause e recupero.

Ok, il generale l'abbiamo spiegato. Adesso torniamo ai punti della checklist e li guardiamo uno per uno, raggruppati per tema.

Gruppo 1. Come mangi

1. Mastico finché il boccone non ha più la forma che aveva nel piatto.
La masticazione fa tre cose insieme. Rompe il cibo in pezzi che gli enzimi possono aggredire. Lo mescola alla saliva, che contiene già l'amilasi. E soprattutto avvisa il resto del sistema che sta arrivando qualcosa, facendo partire le secrezioni di stomaco e pancreas. Chi mangia in cinque minuti salta tutti e tre i passaggi: manda giù pezzi grossi in uno stomaco che non si era preparato. In più ingoia molta più aria, e il cibo mal preparato arriva più intatto nel colon, dove i batteri lo fermentano producendo gas. Mangiare in fretta gonfia a prescindere da cosa hai nel piatto.

2. Mangio seduto, senza schermi davanti, in almeno 20 minuti.
Qui siamo esattamente nel discorso di prima. Mangiare in piedi al bancone, camminando, o davanti a una riunione tiene il corpo in modalità allerta proprio nel momento in cui gli chiedi di digerire. I venti minuti sono una convenzione ragionevole, non un numero misurato in laboratorio: quello che è misurato è che mangiare veloce fa mangiare di più. Venti minuti danno ai segnali di sazietà il tempo di arrivare, ed è il motivo per cui chi mangia in dieci minuti si alza sempre con la sensazione di aver mangiato troppo.

Un esempio che faccio spesso: la pizza del sabato sera può gonfiarti senza che la colpa sia della pizza, se la mangi in fretta, in orari che non sono i tuoi, in un contesto rumoroso e con sbalzi di temperatura. Ne parlo per esteso nella guida al pasto libero.

3. Bevo soprattutto tra i pasti, non grandi quantità durante.
Bere durante il pasto non "diluisce i succhi gastrici", quella è una leggenda (a meno che non se ne beva davvero tanta). Il punto è un altro ed è puramente meccanico: è volume. Mezzo litro d'acqua dentro un pasto già abbondante dilata lo stomaco, e uno stomaco dilatato dà pienezza e spinge verso l'alto. Un bicchiere durante il pasto va benissimo. Il resto dei liquidi spostalo nel mezzo della giornata, che è anche il momento in cui quasi tutti smettono di bere.

4. Metto una fonte proteica nei pasti principali.
Questa sembra la più fuori posto della lista, e invece ha due motivi solidi.

Il primo: le proteine stimolano le secrezioni gastriche che servono a digerirle, e rallentano lo svuotamento dello stomaco. E qui rallentare è un vantaggio, non un difetto: vuol dire che il pasto ti tiene più a lungo e resti sazio.

Il secondo: un pasto che non sazia ti fa spilluzzicare tutto il pomeriggio. E qui entra in gioco il complesso motorio migrante, l'onda di contrazioni che attraversa l'intestino tenue tra un pasto e l'altro e che serve a ripulirlo, spingendo avanti residui e batteri. Quell'onda parte solo dopo qualche ora di digiuno, quindi chi mangia qualcosa ogni ottanta minuti non gliela fa partire mai. Che poi questo si traduca nei sintomi che senti è plausibile e coerente con la fisiologia, ma va detto che non è dimostrato: il meccanismo è solido, il salto al sintomo è un'estrapolazione.

5. Metto verdura in ogni pasto principale.
È una delle due voci che toccano il cibo, ed è qui per la fibra. Ho scritto verdura e non frutta perché la verdura sta bene a ogni pasto senza discussioni, mentre sulla frutta a fine pasto si è costruita una mitologia che non merita: la frutta è un'ottima fonte di fibra e la puoi mettere dove ti viene comodo. L'obiettivo di riferimento è 25-30 grammi di fibra al giorno, e distribuirla su tutti i pasti è molto più facile che concentrarla in uno. Attenzione però al modo: se parti da lontano, l'aumento va fatto in 4-6 settimane, non in tre giorni, e va accompagnato dall'acqua. Aumentarla di colpo e senza acqua è il modo più sicuro per concludere che "la fibra mi fa male".

Gruppo 2. Quando mangi

6. Mangio a orari più o meno regolari, colazione compresa.
L'intestino ha un suo orologio, e la motilità è circadiana come tutto il resto. C'è anche un riflesso preciso, il gastro-colico: l'arrivo del cibo nello stomaco stimola il colon a muoversi, ed è più forte al mattino e dopo il primo pasto della giornata. Chi salta la colazione, mangia a orari casuali, o cena a mezzanotte tre sere a settimana, sta chiedendo a un sistema ritmico di funzionare senza ritmo. Non serve la precisione militare: serve una struttura riconoscibile.

7. Dormo almeno 7 ore e ceno 2-3 ore prima di andare a dormire.
Sono due cose in una voce perché lavorano insieme. Dormire poco aumenta la sensibilità viscerale, altera i ritmi della motilità, sposta le scelte alimentari verso il cibo più denso e riduce la tolleranza allo stress del giorno dopo. E cenare tardi significa andare a letto con lo stomaco ancora pieno, e da sdraiato la risalita del contenuto gastrico diventa molto più facile. Se dormi cinque ore e mezza e hai la pancia gonfia, prima di eliminare i latticini prova a dormire sette ore per tre settimane. Costa meno e ha più probabilità di funzionare.

Gruppo 3. Il movimento, durante la giornata e dopo il pasto

8. Cammino almeno 10-15 minuti di fila ogni giorno, e in generale mi muovo.
Il movimento aiuta il contenuto intestinale ad avanzare e favorisce lo svuotamento dello stomaco: la contrazione della parete addominale durante il cammino è di fatto un massaggio dall'interno. Chi sta seduto dieci ore ha un intestino che si muove meno. Sembra la solita frase da post motivazionale, e invece è proprio meccanica. I 10-15 minuti di fila sono il minimo che conta davvero; gli 8.000 passi non sono una soglia dimostrata: sono il riferimento pratico che uso per dire "una giornata attiva, non sedentaria". Nota che qui non ho scritto "dopo i pasti": se ti viene comodo farlo dopo mangiato tanto meglio, ma il totale della giornata conta più del momento preciso, e trasformarlo in un obbligo dopo ogni pasto è controproducente.

9. Dopo mangiato non mi sdraio e non mi butto sul divano.
Questa invece riguarda proprio il dopo pasto, ed è la faccia opposta della voce precedente. Da sdraiato togli la gravità dall'equazione: stomaco ed esofago finiscono sullo stesso piano, e la risalita del contenuto gastrico diventa molto più facile: è uno dei modi più semplici per procurarsi il reflusso. Non serve fare niente di speciale, basta restare seduti composti o in piedi per una ventina di minuti.

Gruppo 4. Il bagno

10. Non rimando lo stimolo di andare in bagno quando arriva.
Lo stimolo è un riflesso, e come tutti i riflessi si può inibire. Il problema è che se lo inibisci sistematicamente lo perdi: le feci restano nel retto, l'acqua continua a essere riassorbita, diventano più dure, e la sensibilità della parete si adatta verso il basso. È uno dei meccanismi più frequenti di stitichezza in chi lavora fuori casa, viaggia, o semplicemente non si sente a suo agio in un bagno che non è il suo.

11. Ho un momento tranquillo per andare in bagno, al mattino o in un altro momento della giornata.
Il corollario della voce precedente. Il riflesso gastro-colico è più forte dopo il primo pasto, quindi il momento naturale per la maggior parte delle persone è dopo colazione: dieci minuti senza fretta, senza qualcuno che aspetta fuori dalla porta. Ma se la tua giornata è fatta in un altro modo, va benissimo un altro momento, purché sia ricorrente e tranquillo. Due avvertenze: non portarti il telefono e non restare venti minuti a spingere. Se dopo cinque minuti non succede, ti alzi e riprovi dopo.

Gruppo 5. I sospetti che nessuno considera

12. Non uso gomme, salse zero o altri prodotti con dolcificanti più volte al giorno.
Questa è la voce che sblocca più casi di quanto immagini, e riguarda quasi sempre persone convinte di mangiare bene. Il senza zucchero, il light, il senza grassi vengono dati per più sani della versione normale, e non è affatto detto che lo siano: per togliere lo zucchero o i grassi mantenendo gusto e consistenza, quei prodotti devono aggiungere qualcos'altro. E a volte è proprio quel qualcos'altro il motivo per cui hai la pancia gonfia. Sorbitolo, maltitolo, xilitolo e gli altri zuccheri-alcol sono poco assorbiti e molto fermentabili, e richiamano acqua nell'intestino. L'eritritolo fa storia a sé, perché viene assorbito e poi eliminato con le urine: a parità di quantità disturba meno degli altri, e infatti è quello che molti tollerano quando gli altri danno problemi. Una nota di prudenza recente, però: dal 2023 alcuni studi associano livelli alti di eritritolo nel sangue a un rischio cardiovascolare maggiore - sono associazioni, non prove, ma per farne il sostituto quotidiano dello zucchero io aspetterei. Sei chewing gum al giorno, le salse zero su tutto, i budini e le barrette "senza zuccheri aggiunti": messi insieme fanno una dose che nessun colon gestisce senza protestare. Le gomme aggiungono anche un secondo problema, l'aria ingerita, perché masticare a vuoto ti fa deglutire di continuo.

Se ti riconosci in questa voce, prova a toglierli del tutto per dieci giorni prima di guardare altrove. È il test più veloce e meno costoso di tutta la guida.

E l'acqua?

L'acqua compare più volte, nella voce 3 e indirettamente nella 5, ed è il fattore che sento nominare di più e curare di meno. Serve a due cose diverse: ammorbidire le feci insieme alla fibra (senza liquidi la fibra viscosa non riesce a formare il gel, e l'effetto si ribalta) e mantenere il volume del contenuto intestinale. Con un'onestà dovuta: se non sei disidratato, bere di più da solo non ha prove convincenti di cambiare frequenza o consistenza - l'acqua lavora in coppia con la fibra e nei periodi in cui bevi davvero poco, non come leva magica autonoma.

Il punto pratico è che il problema non è il mattino. Quasi tutti bevono poco nel pomeriggio, e arrivano a sera in debito senza accorgersene (fai caso a quand'è stata l'ultima volta che hai bevuto, oggi).

Quanto berne davvero, quando, e i segnali da ascoltare: ne ho scritto per esteso nella guida dedicata all'idratazione. È l'unica voce di questo elenco che merita un approfondimento a parte.

Ehi, ci sono passato anche io

In prima persona

Ti racconto una cosa mia, perché è l'esempio più diretto che ho di quanto conti come mangi rispetto a cosa mangi.

Io sono uno di quelli che mangia voracemente. E mi piace riempirmi: mi piace sentire la pienezza dello stomaco, quella sensazione che molti evitano a tutti i costi a me dà un senso di soddisfazione enorme. Ho un fisico normale, tendenzialmente muscoloso perché faccio sport, di sicuro, se mi guardi, non sono magro. E anche quando sono in forma non ho l'addome piatto piatto. Vado in bagno bene, ma non sempre in modo ottimale (feci morbide), e ho gas.

A un certo punto ho deciso di provare a masticare bene e a lungo per vedere se davvero cambiava qualcosa. Il problema è che dirsi "adesso mastico" non funziona, specie se sei abituato, da tutta la vita, a ingozzarti come un'anatra. Quindi mi sono aiutato con un trucco meccanico, che è lo stesso che dico in studio: verdure crude e croccanti a inizio pasto.

Pensa a una carota cruda. È dura, e ti obbliga a masticare quello che stai mangiando: non hai scelta. Mi servivano per due cose. Primo, per stimolare la digestione fin dall'inizio del pasto (masticare segnala al cervello che si sta mangiando, il quale "dice" a stomaco e intestino di prepararsi). Secondo, e questa era la parte importante, per ricordarmi che anche quello che mangiavo dopo andava masticato bene, pur essendo molto più morbido della carota.

L'ho tenuto per un paio di settimane. Risultati: addome più piatto sia al mattino sia alla sera (a onor del vero un pochino di più la sera, ma è normalissimo), consistenza delle feci diventata perfetta, e un po' meno aria intestinale.

E qui sta il punto: avevo modificato solo la masticazione. Nessun alimento tolto, nessuna quantità cambiata, nessun integratore. E non mi ero nemmeno fissato su un numero preciso di morsi, avevo solo messo qualcosa di duro all'inizio del pasto.

Poi ho un po' mollato. Purtroppo tendo comunque a preferire il mangiare voracemente, anche sapendo che non mi fa bene. Te lo dico perché spesso il problema non è sapere le cose. Le abitudini tornano indietro se non le rinforzi giorno dopo giorno, e io ne sono l'esempio.

Ma(n)gia! Digerisci meglio, senza modificare la dieta

Adesso mettiamo insieme tutto quello che hai letto fin qui. Le dodici voci, il parasimpatico, la respirazione, la masticazione: tutto quanto sta sopra si riassume in questa manciata di gesti, che non richiedono di eliminare un solo alimento né di cambiare quello che mangi di solito.

Cambiano soltanto tempi, ordine, posizione e movimento. Ed è per questo che ho messo "magia" nel titolo: la sensazione, quando funziona, è esattamente quella. Hai mangiato le stesse cose e stai meglio.

La giornata, gesto per gesto

QuandoCosa fareA cosa serve
Appena sveglio1-3 bicchieri d'acqua.Reidratano dopo la notte e preparano lo stimolo.
ColazioneQuella di sempre, ma seduto e in almeno 10 minuti.Masticare e stare fermi segnalano al corpo che si sta mangiando, e fanno partire tutto il resto.
Dopo colazione5 minuti tranquilli. Se arriva lo stimolo, non rimandarlo.È il momento in cui il riflesso gastro-colico è più forte grazie ad acqua e colazione. Rimandare lo stimolo, alla lunga, lo fa sparire.
Pranzo e cenaLo stesso piatto, con qualcosa di crudo e croccante all'inizio, una fonte proteica dentro, erbe e spezie al posto delle salse zero, e venti minuti seduto senza schermo. La cena 2-3 ore prima di coricarti.Il croccante ti obbliga a masticare. Le proteine rallentano lo svuotamento dello stomaco saziandoti. Le salse zero portano dolcificanti che fermentano. Lo schermo tiene acceso l'allerta, che è l'opposto di quello che serve per digerire. E le 2-3 ore evitano di coricarti con lo stomaco ancora pieno.
Dopo i pastiNon sdraiarti e non metterti sul divano nei primi venti minuti.Da sdraiato la gravità non aiuta più, e la risalita del contenuto gastrico diventa molto più facile. Discorso simile per le posizioni raccolte, tipo affossato sul divano: comprimono l'addome e alzano la pressione sullo stomaco.
Nella giornataBevi, soprattutto tra i pasti. E 10-15 minuti di camminata di fila, quando ti viene comodo.Bevi tra i pasti, se ti dimentichi lega il bere ad altre azioni (es. quando vai in bagno). Camminare aiuta meccanicamente il contenuto intestinale ad avanzare.
Prima di dormireUn minuto di respirazione, se hai la pancia tesa.Sposta l'interruttore verso il parasimpatico, e abbassa la sensibilità viscerale. Puoi farla anche prima dei pasti

Guarda l'elenco: non c'è un singolo alimento eliminato. Nessuna lista di cibi proibiti, nessun integratore, nessuna bilancia. L'unica cosa che ho aggiunto al piatto è una fonte proteica e un po' di verdure a inizio pasto: non si rimuove nulla, né lattosio né glutine.

Nella mia esperienza è qui che si risolve la maggior parte dei casi. Dagli tre-cinque settimane, applicando i consigli pian piano: parti dai più facili e poi via via aggiungi gli altri. Costanza vera, però, non due giorni buoni e cinque come prima.

E se non basta, non hai perso tempo. Nella pratica queste cose, quando non sono fatte, migliorano molto spesso la situazione anche quando non la risolvono del tutto - e in ogni caso adesso sai che quelle variabili sono a posto, il che rende molto più chiaro e affidabile quello che scoprirai dopo, perché finalmente stai guardando una cosa alla volta.

Seconda parte

Quando qualcosa resta

Da qui in poi si va sul sintomo specifico: perché succede, perché quella soluzione funziona, e cosa fare anche a tavola.

Poi i casi particolari, gli alimenti che danno fastidio a chiunque, e la Light Digest Diet per i giorni in cui i sintomi peggiorano.

Premessa: le indicazioni da qui in poi non sostituiscono la prima parte: ci si appoggiano sopra. Se le applichi saltando masticazione, orari, movimento e sonno funzioneranno molto meno, e rischi di concludere che "nemmeno la dieta serve" quando in realtà mancava la base.

E un secondo avvertimento, che è il filo di tutta la guida: l'obiettivo non è arrivare alla lista più corta di alimenti che tolleri, ma alla più lunga. Ogni volta che togli qualcosa, dovresti già sapere quando proverai a rimetterlo.

Da dove vuoi partire?

Non serve leggere tutta la seconda parte. Vai al sintomo che ti riguarda di più: ogni sezione sta in piedi da sola.

Stitichezza Vai di rado, feci dure, senso di incompleto Pancia gonfia Tensione, pancia che cresce nel corso della giornata Diarrea, alvo alterno e dolore Feci molli o urgenza, o alternanza con la stitichezza Dolore addominale Crampi ricorrenti, quella che molti chiamano colite Digestione lenta e pesantezza Peso sullo stomaco, sazietà precoce, eruttazioni Reflusso e acidità Bruciore, rigurgito acido, peso sullo stomaco

Se ne hai due o tre insieme, parti da quello che ti pesa di più nella giornata. Molto spesso sistemando quello si muovono anche gli altri.

Stitichezza: perché succede e cosa fare

Cosa vuol dire davvero essere stitico

Prima di tutto, via un'ansia inutile: la normalità, nell'andare in bagno, è una forbice larga, da tre volte al giorno a tre volte a settimana. Non devi per forza andare in bagno tutti i giorni.

Quello che conta sono tre cose: la consistenza (feci formate e morbide, non dure a palline), la facilità (senza sforzo e senza sensazione di svuotamento incompleto) e soprattutto se è cambiato qualcosa rispetto al tuo solito. Chi va ogni due giorni da sempre, senza fatica e con feci normali, non è stitico. Chi andava tutti i giorni e adesso fatica ogni tre, sì.

La scala di Bristol: guarda la consistenza, non il calendario

È lo strumento che usano i gastroenterologi per parlare di feci senza girarci intorno, e ti serve perché la consistenza dice molto più della frequenza. I tipi 1 e 2 sono stitichezza, 3 e 4 sono la normalità, dal 5 al 7 si va verso la diarrea.

STITICHEZZA NORMALE DIARREA Tipo 1 palline dure separate Tipo 2 a salsiccia, grumosa Tipo 3 a salsiccia con crepe Tipo 4 liscia e morbida Tipo 5 pezzi morbidi, margini netti Tipo 6 fiocchi, margini frastagliati Tipo 7 liquida, senza pezzi solidi

Perché ti serve: se sei al tipo 1 o 2, il problema è che le feci sono troppo asciutte, probabilmente per poca acqua e fibre. Se sei al tipo 6 o 7 ma vai poco, spesso è alvo alterno e non stitichezza. E se sei al 3 o 4 andando ogni due giorni senza fatica, non sei stitico, anche se pensavi di esserlo.

Perché succede

I meccanismi possibili sono quattro, e capire quale sia il tuo cambia completamente cosa devi fare.

1. Transito rallentato. Il contenuto avanza lentamente lungo il colon, e più a lungo resta lì più acqua gli viene riassorbita: ecco perché le feci diventano dure. Le cause tipiche sono poco movimento, poca fibra, poca acqua, farmaci, ipotiroidismo, e la fase premestruale.

2. Feci troppo asciutte. Anche con un transito normale, se manca acqua o manca la fibra che la trattiene, il risultato è lo stesso: feci dure e difficili da espellere.

3. Problema di espulsione. Questo è il meccanismo più sottovalutato e vale la pena leggerlo bene. C'è chi lo stimolo lo sente, spinge, e non riesce a evacuare: è una dissinergia defecatoria, cioè i muscoli del pavimento pelvico si contraggono invece di rilasciarsi nel momento in cui dovrebbero aprire. A queste persone viene detto quasi sempre di mangiare più fibre, e la fibra qui peggiora le cose, perché aumenta il volume di qualcosa che non riesce a uscire. Se ti riconosci - spinta prolungata, sensazione di blocco, a volte necessità di manovre per riuscire - chiedi una valutazione del pavimento pelvico: si tratta con la riabilitazione e il biofeedback, e funziona bene.

4. Colon più lungo del normale (dolicocolon). Ci si nasce, il più delle volte, e sulla forma non si può fare granché: si lavora sulle stesse leve degli altri meccanismi, sapendo che i tempi sono più lunghi

Soluzioni alla stitichezza extra-dieta

Il movimento. La contrazione della parete addominale durante il cammino aiuta meccanicamente il contenuto ad avanzare, e l'attività fisica regolare accorcia i tempi di transito.

Il massaggio addominale. Si fa da sdraiati, con le mani calde, seguendo il percorso del colon: si parte in basso a destra, si sale, si attraversa sotto le costole, si scende a sinistra. Movimenti circolari lenti, dieci-quindici minuti. Le prove disponibili sono limitate e indicano una riduzione della severità dei sintomi e un aumento delle evacuazioni. Ed è gratis e non fa male: un mese di prova non costa niente. 

La posizione. Uno sgabellino sotto i piedi, in modo che le ginocchia più in alto del bacino: questa posizione riduce l'angolo tra retto e canale anale e rende l'espulsione meccanicamente più facile. Costa quindici euro e - con studi piccoli e a esiti soggettivi, va detto - è tra le modifiche col miglior rapporto resa/sforzo che io veda in studio.

Il momento. Il riflesso gastro-colico, quello che fa venire lo stimolo dopo aver mangiato, è più forte al mattino e dopo il primo pasto. Concediti dieci minuti tranquilli dopo colazione (o dopo altri pasti). E non rimandare lo stimolo: chi lo ignora sistematicamente per lavoro o imbarazzo finisce per perderlo.

E se rimandi perché fa male. C'è un motivo per rimandare lo stimolo di cui si parla poco ed è il più concreto: emorroidi e ragadi. Fanno male nel momento esatto in cui dovresti evacuare, e la conseguenza è che si rimanda, le feci restano di più nel colon, diventano più dure, e alla volta dopo fa ancora più male. È un circolo che si chiude in fretta e che nessuna quantità di fibra risolve finché resta aperto. Se ti riconosci, la strada è doppia: ammorbidire le feci sul serio (qui la fibra viscosa e l'acqua contano più che altrove) e far vedere il problema al medico, perché ragadi ed emorroidi hanno terapie proprie. E ogni sanguinamento va comunque valutato: non darlo per scontato nemmeno se una diagnosi ce l'hai già.

Soluzioni dietetiche o cosa fare a tavola

Prima cosa, mangia le verdure

Se fai parte di quelli che mangiano poche verdure (non tutti i giorni), la prima cosa da fare è inserirle sia a pranzo che a cena, per step: che so, prima settimana solo a pranzo in piccola dose, poi sia a pranzo che a cena la settimana successiva, e dalla terza o quarta sia a pranzo che a cena in quantità adeguata.

L'obiettivo è arrivare a 3-4 porzioni di frutta e verdura da 150-200 g al giorno, più una fonte tra legumi, cereali integrali e frutta secca. Così la quantità minima di fibre ce l'hai, senza contare niente.

La fibra, ma quella giusta. La divisione che senti sempre è tra fibra solubile e insolubile. Ma nella pratica clinica quella che conta è un'altra: fibra viscosa e poco fermentabile contro fibra fermentabile.

Viscosa e poco fermentabile: psillio, semi di lino, chia. Formano un gel che trattiene acqua e ammorbidisce, e i batteri del colon le fermentano poco. Risultato: feci più morbide senza gas in più. È la prima scelta se hai feci dure e pancia gonfia insieme.

Fermentabile: avena, legumi, mela, frutta, inulina. Sono ottimi alimenti e nutrono il microbiota, ma vengono fermentati parecchio. In chi ha già gonfiore, aumentarli in fretta peggiora la distensione anche se le feci migliorano. Vanno messi, ma in salita lenta.

Insolubile grossolana: crusca di frumento. Ha evidenze reali nella stitichezza da transito lento, dove il problema è il poco stimolo. Ma se le tue feci sono già dure e a palline, aggiungere crusca significa aumentare il volume di qualcosa che è già difficile da spostare: lì peggiora.

In pratica: guarda la tua scala di Bristol e parti da lì. Tipo 1-2 con gonfiore: psillio o lino, e i fermentabili con calma. Tipo 1-2 senza gonfiore e con poco stimolo: puoi usare anche la crusca insieme a psillio e semi di lino.

L'acqua, che non è un dettaglio. La fibra solubile funziona solo se ha acqua da trattenere. Aumentarla senza bere di più forma un tappo invece di un gel: è l'errore più comune in assoluto, e il motivo per cui tante persone concludono che "la fibra mi fa male". Per dirti: un grosso problema sono gli integratori di fibra solubile in capsule, perché capita spessissimo che i pazienti sottostimino quanta acqua devono bere quando li assumono, proprio nel momento stesso in cui li prendono. Due-tre capsule vanno giù con un sorso, soprattutto se con le pastiglie non hai problemi: ma qui di acqua ne serve molta di più

Da aggiungere, non da togliere:

1) Due kiwi al giorno - nel confronto diretto con prugne e psillio non ha vinto (nessuna differenza di efficacia), ma è risultato il meglio tollerato, con meno gonfiore. Ed è cibo, non un integratore. Occhio che l'allergia al kiwi è tutt'altro che rara, specie in chi è allergico al lattice.

2) Prugne secche, 4-6 al giorno, che uniscono fibra e sorbitolo, un FODMAP.

3) Semi di lino macinati o chia, un cucchiaio, lasciati in ammollo almeno dieci minuti perché formino il gel. Macinati, non interi, altrimenti passano indenni (e se il gel di semi di lino non ti convince a tavola, puoi sempre usarlo per i capelli).

4) Avena a colazione, che è la fonte più comoda di fibra solubile, nonché alimento number one dei nutrizionisti per la colazione.

5) Legumi, 3 volte a settimana, aumentando gradualmente se non sei abituato.

6) Acqua tiepida al mattino a stomaco vuoto, e il caffè se lo tolleri: stimola direttamente il riflesso gastro-colico.

Integratori utili

Psillio. È l'unico che consiglio in modo strutturato nella stitichezza: fibra viscosa e poco fermentabile, con buone evidenze sia qui sia in alcune forme di colon irritabile. Si introduce gradualmente, partendo da mezzo cucchiaino, e sempre con abbondante acqua: senza liquidi peggiora invece di aiutare. E due avvertenze che sul barattolo non trovi: se hai restringimenti intestinali noti o episodi di subocclusione alle spalle, lo psillio non si prende senza il medico; e va tenuto a un paio d'ore di distanza dai farmaci (la levotiroxina è l'esempio classico), perché il gel può ridurne l'assorbimento.

Magnesio citrato. Ha un effetto osmotico: richiama acqua nell'intestino e ammorbidisce le feci. Funziona, ma è a tutti gli effetti un lassativo osmotico e va usato come tale, non come "integratore di magnesio" preso a caso. Tra le varie forme scelgo il citrato perché è ben assorbito e perché è quello con cui si dosa meglio l'effetto sull'intestino. E una controindicazione secca: se hai un'insufficienza renale, anche lieve, non è roba da fai-da-te - il magnesio in eccesso si elimina dai reni, e lì la decisione spetta al medico.

C'è poi un motivo per cui in alcune persone lo preferisco nettamente. Quando la stitichezza compare o peggiora nei periodi di stress - e succede spesso, per le vie nervose di cui ho parlato nella prima parte - il magnesio è l'unico di questa lista che potrebbe agire su entrambi i lati. Sul versante intestinale l'effetto è certo. Su ansia e stress le prove esistono ma sono di qualità bassa: suggeriscono un beneficio in chi è già vulnerabile all'ansia, e nessuno studio serio ha misurato lo stress con uno strumento validato. Quindi non te lo vendo come due problemi risolti con una capsula: te lo dico come un motivo ragionevole per scegliere questo invece di un altro, se il tuo intestino si blocca proprio quando la testa è sotto pressione.

Un probiotico? Uno solo ha senso qui. Il ceppo con studi specifici sul transito è il Bifidobacterium lactis HN019: alcuni studi mostrano più evacuazioni e un transito più rapido, il trial più grande non ha trovato differenze. Evidenza modesta, quindi, ma il tentativo costa poco e non fa danni. Due accortezze: in etichetta deve esserci scritto proprio HN019, perché il nome della specie non basta e il ceppo fa la differenza; e dagli quattro settimane, dopo di che se non è cambiato niente lo lasci sul comodino. I fermenti generici da banco, per la stitichezza, non hanno dati che ne giustifichino l'acquisto.

Quello che invece non serve: enzimi digestivi, carbone vegetale, glutammina, aloe. Sulla stitichezza non hanno evidenze che ne giustifichino l'uso.

Pancia gonfia: perché succede e cosa fare

Cosa vuol dire davvero: gonfiore o distensione?

Distinzione che cambia tutto, e che quasi nessuno fa. Il gonfiore è la sensazione di tensione e pienezza. La distensione è l'aumento visibile del giro vita. Possono andare insieme o presentarsi da soli, e hanno cause diverse.

Gonfiore o grasso? Come distinguerli

È la domanda che ricevo più spesso, e la risposta sta in una cosa sola: la velocità.

Il grasso non cambia in un giorno. Il gonfiore sì.

Se la mattina hai la pancia piatta e alle otto di sera sembri incinta di quattro mesi, quello non è grasso: il tessuto adiposo non si accumula e si riassorbe nell'arco di dodici ore. È aria, acqua, contenuto intestinale e dinamica della parete. Se invece il giro vita è aumentato stabilmente negli ultimi mesi e al mattino non torna indietro, lì parliamo di composizione corporea.

Un criterio pratico che uso in studio, non viene da nessuna linea guida, ma non costa niente: per tre mattine misura il giro vita all'ombelico appena sveglio, e rimisura la sera. Più di due o tre centimetri di differenza significa componente di gonfiore importante. Non pesarti: la bilancia qui confonde e basta.

E le due cose convivono benissimo: il grasso viscerale peggiora meccanicamente il gonfiore, aumentando la pressione dentro l'addome. Non è un aut-aut.

Il gonfiore fa ingrassare? No: il gas non ha calorie e l'acqua trattenuta non è tessuto adiposo. Può farti pesare uno o due chili in più in una giornata storta, ma è peso che va e viene. C'è però un legame indiretto da nominare: chi si sente costantemente gonfio spesso mangia peggio proprio per quello, salta pasti sperando di sgonfiarsi, poi arriva affamato alla sera, oppure si riduce a mangiare sempre le stesse quattro cose.

Perché succede

1. Fermentazione. Quello che non viene assorbito nell'intestino tenue arriva nel colon, dove i batteri lo fermentano producendo gas. È un processo normale: un po' d'aria la devi fare, un minimo di fermentazione c'è sempre. Diventa un problema quando la quantità supera quello che il tuo sistema gestisce bene.

2. Aria ingerita. Conta soprattutto per l'aria che esce dall'alto - il gas in basso nasce quasi tutto dalla fermentazione - ed è completamente indipendente da cosa mangi: mangiare in fretta, parlare mangiando, bere con la cannuccia, masticare gomme, bevande gassate, fumare sono tutte attività che fanno ingerire aria

3 e mezzo, il meccanismo di cui non parla nessuno: la dissinergia addomino-frenica. In alcune persone, quando il gas distende l'intestino, il diaframma scende e la parete addominale si rilassa - l'esatto contrario di quello che dovrebbero fare - e la pancia viene letteralmente spinta in fuori. È il motivo per cui la distensione può essere visibile e imponente con una quantità di gas del tutto normale, e uno dei motivi per cui la respirazione diaframmatica rende più di quanto sembri sulla carta.

3. Ipersensibilità viscerale. Qui la quantità di gas è normale, ma la percepisci di più. È il meccanismo centrale del colon irritabile e si accentua sotto stress, in fase premestruale e quando dormi poco. Spiega perché lo stesso pasto in vacanza non ti dà fastidio e a lavoro sì.

4. Dinamica del diaframma. Questo spiega la distensione visibile importante, quella che ti fa cambiare vestito. In alcune persone il diaframma spinge verso il basso mentre la parete addominale si rilassa in avanti: l'addome sporge molto più di quanto giustifichi il suo contenuto. È un riflesso involontario, non una scelta, e non si risolve togliendo alimenti.

Alimenti che gonfiano o le "combinazioni sbagliate"

Una cosa che mi chiedono continuamente è quali sono le "combinazioni sbagliate" di alimenti. Premetto che non esistono combinazioni sbagliate o combinazioni giuste di alimenti, per nessuno scopo (ingrassante, gonfiante, dimagrante, anti ritenzione). 

L'unica cosa da sapere è che alcuni alimenti contengono sostanze che per tutti sono meno facili da digerire, e che alcune persone - vuoi per maggiore sensibilità, vuoi per minore adattamento - le sentono più di altre. Se questi alimenti vengono mischiati insieme o mangiati in grande quantità, il rischio di effetti collaterali aumenta.

Quando un pasto ti mette in difficoltà, spesso è perché più fattori si sommano nello stesso pasto, e insieme superano quello che il tuo sistema gestisce bene in quel momento. Tutto qui.

  1. Il carico fermentativo. Pasta e fagioli, contorno di cavolfiore e frutta a fine pasto: quattro fonti di fermentabili in poco tempo. Anche uno stomaco highlander andrebbe in crisi, ma se la stessa roba la distribuisci in più giorni non ti dà problemi.
  2. Il carico di zolfo. Un pasto con cavolfiore, uova e birra è semplicemente tanto zolfo insieme. Crucifere, uova, aglio, cipolla, carne rossa e birra sono tutti alimenti ricchi di composti solforati: se ne metti quattro nello stesso piatto, il risultato è prevedibile.
  3. Il volume. Zuppa abbondante, più bicchieri d'acqua durante il pasto, più frutta dopo: lo stomaco si dilata per litri, non per calorie. Chi ha reflusso o pienezza precoce lo sente subito, e non c'entra niente cosa ci fosse dentro.
  4. Il carico di grassi. I grassi rallentano lo svuotamento gastrico. Un fritto da solo si gestisce; lo stesso fritto dentro un pasto già lungo e abbondante ti resta sullo stomaco tre ore.
  5. Il crudo. Insalatona, più finocchi crudi, più frutta cruda a fine pasto è tanto volume non ammorbidito tutto insieme. Non è che il crudo faccia male.

Le soluzioni, causa per causa

Se è aria ingerita - ed escluderlo per primo conviene, perché è gratis: rallenta, non parlare con la bocca piena, togli cannuccia e gomme, riduci le bevande gassate. Chi mastica sei chewing gum al giorno spesso risolve metà del problema smettendo.

Se è distensione visibile serale: prova la respirazione diaframmatica, l'esercizio da un minuto della prima parte: inspiri dal naso per 4 secondi facendo salire la pancia, espiri lentamente per 6, meglio nei minuti prima dei pasti. Le indicazioni cliniche internazionali sul gonfiore la includono tra i trattamenti, insieme al training di rilassamento e alle terapie comportamentali.

Se è fermentazione: si lavora su quantità e forma, non su divieti. Porzioni più piccole e più frequenti invece di due pasti abbondanti. Verdure cotte invece che crude nelle fasi sintomatiche: non perché fermentino meno (i fermentabili resistono alla cottura, a meno di bollire e buttare l'acqua), ma perché occupano meno volume e si tollerano molto meglio. Legumi passati o decorticati invece che interi. E l'aumento della fibra graduale, sempre.

Integratori e prodotti da banco

L'unico integratore che consiglio in modo strutturato per questo sintomo è l'olio di menta piperita in capsule gastroresistenti: è quello con l'evidenza migliore nel colon irritabile. Serve la formulazione gastroresistente, altrimenti si libera nello stomaco e non arriva dove deve. Attenzione se hai reflusso: rilassa lo sfintere esofageo e può peggiorarlo.

Considera anche che sorbitolo, maltitolo, xilitolo e gli altri dolcificanti in -olo, presenti in gomme, caramelle e prodotti "senza zucchero". Fermentano moltissimo e richiamano acqua. È una causa frequentissima in chi "mangia sano".

Erbe e spezie: zenzero, semi di finocchio, camomilla, cumino aiutano molte persone, con evidenze modeste ma nessun rischio. Le tisane dopo il pasto, in una tazza, non in quantità industriali.

È la prima cosa che quasi tutti hanno già provato, quindi meglio essere chiari su cosa fa cosa.

Simeticone (è quello che trovi in molti prodotti per il gonfiore): agisce fisicamente sulle bolle di gas facendole confluire, quindi dà un sollievo sintomatico e non risolve la causa. Come rimedio occasionale ci sta benissimo. Come abitudine quotidiana, no: se ti serve tutti i giorni, il problema è a monte.

Probiotici e fermenti lattici. Funzionano per indicazioni specifiche con ceppi specifici, e l'evidenza più solida è la prevenzione della diarrea associata ad antibiotici. Come "cura generale del gonfiore" no. Il criterio pratico: se sulla confezione non trovi quale ceppo, a che dose e per quanto tempo, ti mancano le tre informazioni che determinano se quel prodotto serve o no. Prima di comprarne uno, prova per tre settimane le voci della checklist: costa zero e in molti casi basta.

E il resto del banco: glutammina, colostro, aloe, brodo di ossa, aceto di mele, enzimi da banco e carbone vegetale, su questo sintomo, non hanno evidenze che ne giustifichino l'uso (la glutammina ha un primo trial positivo, ma nell'intestino irritabile con diarrea post-infettiva: altro quadro, e in attesa di conferme). Quello che funziona ha un'indicazione stretta, un dosaggio preciso e una durata definita.

Diarrea, alvo alterno e dolore ricorrente: perché succedono e cosa fare

Cosa vuol dire davvero: acuta o cronica?

Sulla scala di Bristol che hai visto nella stitichezza, qui parliamo dei tipi 6 e 7: feci molli o liquide. La prima domanda però non è la forma, è da quanto dura.

Se è comparsa da pochi giorni, quasi sempre è infettiva e si risolve da sola. La priorità è reidratare, con soluzioni reidratanti orali se le perdite sono importanti, non solo con acqua, mangiare semplice e in piccole quantità (non serve digiunare), evitare alcol e caffeina. Medico se dura più di qualche giorno, se c'è febbre alta, sangue, o segni di disidratazione, e prima nei bambini, negli anziani e in gravidanza.

Se invece è cronica, o alterna a stitichezza, serve un inquadramento medico prima di qualunque intervento nutrizionale. Vanno esclusi celiachia, malattie infiammatorie intestinali, malassorbimento di acidi biliari, patologia tiroidea, e va rivista la lista dei farmaci che prendi. Solo dopo ha senso lavorare sulla dieta: intervenire prima significa mascherare qualcosa invece di curarlo.

E un caso che inganna, soprattutto negli anziani: feci liquide che filtrano intorno a un blocco. In una stitichezza importante il colon può essere occupato da feci dure e lasciar passare solo materiale liquido: sembra diarrea, è l'opposto. Se le scariche liquide arrivano dopo giorni di blocco, o insieme alla sensazione di non svuotarsi mai, non trattarla da solo come diarrea: serve il medico.

Perché succede l'alvo alterno

Quel "due giorni bloccato, poi mezza giornata di corse" è tipico dei disturbi funzionali, e ha una spiegazione precisa: la motilità del colon lavora in modo disordinato. Fasi di rallentamento in cui il contenuto si asciuga e si compatta, seguite da contrazioni intense che spingono tutto insieme. Non sono due problemi diversi che si alternano: è lo stesso problema che si manifesta in due modi.

E il fattore che più spesso lo governa non è alimentare: è lo stress, con le vie nervose descritte nella prima parte. Nell'alvo alterno, chi non lavora su quello fatica a ottenere risultati stabili.

Cosa fare, anche a tavola

La fibra solubile aiuta anche qui, e sembra un paradosso: se compatta chi ha feci dure, come può aiutare chi ha feci liquide? Perché il gel che forma regolarizza la consistenza in entrambe le direzioni, trattenendo acqua quando ce n'è troppa. Avena, psillio, banana matura, mela cotta, riso, patata.

Nelle fasi acute si riducono temporaneamente i fermentabili, si preferisce cotto a crudo, si limitano i grassi in eccesso, la caffeina e l'alcol. E si tolgono i dolcificanti in -olo, che nella diarrea sono un acceleratore diretto.

I probiotici, qui sì. È l'unico quadro in cui hanno l'evidenza migliore: nella prevenzione della diarrea associata ad antibiotici, con ceppi specifici e assunti fin dall'inizio della terapia. Se stai facendo un ciclo di antibiotici, ha senso parlarne con il medico o il farmacista. Fuori da questa indicazione, e in particolare per il gonfiore, le evidenze si assottigliano parecchio.

Un sospetto da verificare col medico, perché è frequente e sottodiagnosticato: se la diarrea è comparsa dopo l'asportazione della colecisti o è particolarmente urgente al mattino, può trattarsi di malassorbimento di acidi biliari, che ha una terapia specifica e non si risolve con la dieta.

Il dolore ricorrente: quella che molti chiamano "colite"

Il dolore che va e viene da mesi, spesso legato ai pasti o all'andare in bagno, è il sintomo che porta più spesso alla diagnosi di sindrome dell'intestino irritabile, che oggi si classifica come disturbo dell'interazione intestino-cervello. Non è una diagnosi di ripiego: è una descrizione precisa di dove sta il problema.

Perché succede

Due meccanismi che si sommano. Il primo è la motilità disordinata: contrazioni troppo intense o scoordinate. Il secondo, che è quello centrale, è l'ipersensibilità viscerale: le terminazioni nervose dell'intestino inviano segnali di dolore per stimoli che in un'altra persona non produrrebbero nulla. La stessa quantità di gas, la stessa distensione della parete, ma la soglia è più bassa.

E questa soglia non è fissa: si abbassa con lo stress, con il poco sonno, in fase premestruale, e con l'attenzione che ci metti sopra.

Il circolo dell'ipervigilanza

Questo lo vedo continuamente, e riconoscerlo è già metà del lavoro.

La persona ha dei sintomi e comincia a monitorarsi: si guarda la pancia allo specchio, si tocca, annota tutto. Ogni pasto diventa un esame. E siccome l'attenzione amplifica la percezione, i sintomi aumentano davvero. Allora restringe: toglie un alimento, poi un altro. La dieta si impoverisce, il microbiota con lei, la tolleranza cala, i sintomi peggiorano, l'ansia cresce.

E una regola di precedenza che vale per tutta la guida: se ti riconosci in questo circolo, gli strumenti di misurazione che trovi altrove - punteggi dei sintomi, confronti allo specchio, test alimento per alimento - per te vengono dopo, non prima. Aggiungere monitoraggio a chi già si monitora troppo peggiora il problema che vorrebbe risolvere.

A un certo punto quel gonfiore non è più un problema di cibo, è un problema di rapporto col cibo. E il modo per uscirne non è togliere un altro alimento.

Se ti accorgi di essere in questo circolo, la cosa utile è ridurre il monitoraggio, non aumentarlo. Un appunto veloce a fine giornata (sintomo da 0 a 10, cosa hai cambiato) serve a capire cosa funziona. Il diario minuzioso di ogni boccone alimenta l'allerta e peggiora la percezione. Se ti accorgi che tenere traccia ti sta assorbendo la giornata, smetti: quella è l'informazione più utile che potevi raccogliere.

Vale anche per l'aria. Una parte di chi arriva per "troppa aria" ha in realtà una quantità normale, ma vive in uno stato di allerta continua su cosa succede nella propria pancia. Se ti sei accorto di trattenerla tutto il giorno, di evitare situazioni sociali per quello, o di controllarti di continuo, il lavoro utile non è togliere un altro alimento, è abbassare quell'allerta.

Cosa fare

A tavola: pasti regolari e non abbondanti, fibra solubile, riduzione temporanea dei fermentabili nelle fasi acute, e l'olio di menta piperita in capsule gastroresistenti, che sul dolore ha le evidenze migliori tra le opzioni non farmacologiche.

Fuori dalla tavola, ed è qui che si gioca la partita vera: attività fisica regolare, sonno, e le terapie comportamentali intestino-cervello. La terapia cognitivo-comportamentale e l'ipnoterapia gut-directed sono tra i trattamenti con la migliore evidenza di efficacia a breve e lungo termine per il colon irritabile, e sono raccomandate dalle linee guida gastroenterologiche europee e nordamericane come opzione di seconda linea. Non è "rilassati un po'": sono protocolli strutturati con terapeuti formati, e funzionano.

Digestione lenta e pesantezza di stomaco (dispepsia): perché succede e cosa fare

Cosa vuol dire davvero

Il pasto finisce e per due o tre ore te lo senti addosso: peso sulla bocca dello stomaco, sazietà che arriva dopo poche forchettate, a volte nausea o un bruciore in alto. Il nome medico è dispepsia, quello che si usa a tavola è "digestione lenta". E nella maggior parte dei casi è funzionale: gli esami sono a posto, è il funzionamento a essere disturbato - la distinzione l'abbiamo vista nella prima parte, e vale anche qui.

Perché succede

I meccanismi principali sono due, e spesso si sommano: lo stomaco svuota più lentamente del dovuto, oppure è più sensibile alla distensione, per cui una quantità di cibo normale viene registrata come troppa. I moltiplicatori sono quelli che ormai conosci: pasti abbondanti e veloci, tanti grassi nello stesso pasto, mangiare in allerta.

Soluzioni extra-dieta

La masticazione della voce 1, che qui rende più che altrove, perché uno stomaco che riceve cibo già lavorato lavora meno. Niente orizzontale subito dopo il pasto. E la respirazione prima dei pasti: uno stomaco in modalità allerta svuota peggio, e spostare l'interruttore prima di sedersi a tavola è il gesto che costa meno.

Soluzioni con la dieta

Porzioni più piccole e più frequenti invece di due pasti monumentali. E grassi distribuiti nella giornata invece che concentrati: la frittura di sera è il test perfetto per capire se è il tuo caso.

Quando serve il medico: valgono i campanelli d'allarme della prima parte - calo di peso, vomito ripetuto, difficoltà a deglutire, anemia - e una dispepsia che compare per la prima volta dopo i 50-55 anni va comunque vista. Il medico potrà valutare anche l'Helicobacter pylori, che si cerca con un test del respiro o delle feci: non con analisi fai-da-te comprate online.

E se il sospetto è che sia "colpa di un alimento", nella guida su intolleranze e test trovi la tabella che distingue una cattiva digestione da un'intolleranza vera: sono due cose diverse, e si confondono di continuo.

Integratori utili

Poca roba, detto onestamente. Lo zenzero ha qualche evidenza su svuotamento gastrico e nausea, e come tentativo costa poco. La combinazione menta e cumino ha qualche studio sulla dispepsia funzionale. E gli enzimi digestivi? Risposta precisa, perché sono la prima cosa che si compra. Quelli generici "per digerire tutto" non hanno dati sulla dispepsia: qui il collo di bottiglia non è una carenza di enzimi. Quelli specifici funzionano, ma per problemi specifici che non sono questo - la lattasi se il problema è il lattosio (ne parlo nella guida su intolleranze e test), l'alfa-galattosidasi per il gas da legumi, e gli enzimi pancreatici, che sono farmaci per un'insufficienza diagnosticata dal medico, non un aiutino da banco. Il resto - digestivi, amari - vive di tradizione, non di dati. E se un prodotto ti serve tutti i giorni per digerire, il punto non è trovarne uno migliore: è tornare alle cause qui sopra.

E l'aria che esce dall'alto: le eruttazioni

Le eruttazioni frequenti vengono quasi sempre da aria ingerita, non da fermentazione: mangiare in fretta, bere gassate, cannucce, gomme, fumo, respirazione affannosa, e anche il sorseggiare continuamente durante il giorno.

Esiste però una forma particolare, chiamata eruttazione sovragastrica, in cui l'aria non arriva nemmeno dallo stomaco: viene aspirata nell'esofago e immediatamente rimandata fuori, in un ciclo che si autoalimenta e che si accentua sotto stress. Chi ne soffre erutta anche decine di volte in un'ora e non trova sollievo. Non è un problema digestivo in senso stretto ed è la situazione in cui la respirazione diaframmatica ha il risultato migliore in assoluto: le indicazioni cliniche internazionali la raccomandano proprio per questo.

Reflusso e acidità: perché succede e cosa fare

Perché succede

Tra esofago e stomaco c'è uno sfintere che dovrebbe restare chiuso. Il reflusso avviene quando si rilassa quando non deve - i rilasciamenti transitori, che sono il motore principale della malattia e il bersaglio dei farmaci - o quando la pressione dentro l'addome diventa tale da vincerlo. La pressione è il meccanismo secondario, ma è quello su cui puoi agire tu: ed è per questo che quasi tutte le misure pratiche che funzionano lavorano lì, non su cosa mangi.

Cosa alza la pressione addominale: pasti abbondanti che dilatano lo stomaco, sdraiarsi subito dopo mangiato, il grasso viscerale, indumenti stretti in vita, sforzi con la pancia contratta.

Le cinque cose che funzionano di più

  1. Porzioni più contenute per pasto. Uno stomaco meno dilatato ha meno pressione da scaricare verso l'alto. Se serve, più pasti e più piccoli.
  2. Cena 2-3 ore prima di coricarti. È forse la singola misura più efficace nel reflusso notturno: se i sintomi sono soprattutto di notte, punta alle 3.
  3. Non sdraiarti subito dopo mangiato. Non è pignoleria: da sdraiato togli la gravità dall'equazione e alzi la pressione. Seduto composto o in piedi va benissimo.
  4. Testata del letto rialzata di 15-20 cm, mettendo qualcosa sotto le gambe del letto. Non impilando cuscini, che piegano il busto e peggiorano la pressione addominale. E dormi sul fianco sinistro: la geometria dello stomaco rende il rigurgito meno probabile che sul destro.
  5. Se c'è grasso viscerale in eccesso, ridurlo è l'intervento con l'effetto più duraturo, perché agisce sulla causa meccanica.

E gli alimenti "da evitare"?

Qui devo essere onesto e andare controcorrente. Le liste che girano, pomodoro, agrumi, cioccolato, menta, caffè, piccante, fritti, hanno una letteratura più debole di quanto suggerisca la loro fama. Alcol e bevande gassate hanno basi più solide (dilatano e rilassano lo sfintere), e il fumo pure: abbassa il tono dello sfintere, quindi se cerchi un motivo in più per smettere eccolo. Per il resto la risposta è molto individuale.

Quindi: non toglierli tutti insieme perché stanno su un elenco trovato online. Testali uno per volta, tenendo il resto invariato, e conserva quelli che non ti danno problemi. Nella mia esperienza la maggior parte delle persone finisce per eliminarne uno o due, non dieci.

Sulla cena, quello che conta di più è quanto è abbondante e quanto è grassa, non quale macronutriente contiene. Un pasto grande e ricco di grassi resta nello stomaco a lungo e abbassa il tono dello sfintere: è la combinazione peggiore prima di sdraiarsi. Cena contenuta, condimenti misurati, e le 2-3 ore di distanza dal letto.

La fonte proteica invece tienila. Sui macronutrienti presi uno per uno la letteratura è vecchia e discordante, e non c'è niente che giustifichi di indicare le proteine come colpevoli. Toglierle dalla cena ha invece un costo nutrizionale certo, e la sazietà che danno è quello che ti evita di spilluzzicare dopo, che con il reflusso è il vero problema. Se devi intervenire, riduci la porzione complessiva del pasto e i grassi, non un macronutriente.

Casi particolari: dieta, farmaci, sport, ciclo, viaggio

Alcune situazioni cambiano le carte in tavola, e vanno trattate a parte perché le indicazioni generali da sole non bastano. Se ti ci ritrovi, questa è probabilmente la sezione più utile della guida per te.

Quando è la dieta dimagrante a bloccarti

Questa sezione la trovi raramente altrove, e non capisco perché: è una delle situazioni più frequenti che vedo in studio. Persona che inizia un percorso di dimagrimento, va tutto bene, e dopo due settimane non riesce più ad andare in bagno.

Poi si convince che sia colpa della dieta in sé, o peggio che sia il segno che "il metabolismo si è bloccato". Non è nessuna delle due cose.

Perché succede

Tre meccanismi, che di solito agiscono insieme.

Meno volume in entrata. Banale ma è il primo: se mangi meno, arriva meno materiale al colon, e con meno massa lo stimolo a evacuare è più debole e meno frequente.

Meno fibra, quasi sempre senza accorgersene. Quando si taglia, si tagliano di solito pane, pasta, cereali e frutta - cioè proprio le fonti di fibra. Restano proteine e verdure crude, che non compensano.

Meno acqua. Una quota importante dei liquidi che assumiamo arriva dal cibo. Riduci le porzioni e riduci anche quella, spesso senza aumentare quello che bevi.

Il caso della chetogenica

Qui i tre meccanismi si sommano al massimo: eliminando i carboidrati elimini gran parte delle fonti di fibra, e nelle prime settimane c'è anche una perdita di liquidi e sali legata al calo delle riserve di glicogeno.

Cosa fare: verdure a basso contenuto di carboidrati in quantità generose (crucifere, zucchine, insalate, avocado), semi di lino e chia, frutta secca, acqua in aumento reale e non teorico, e valutazione del magnesio con chi ti segue. Se sei in chetogenica e sei bloccato, lascia perdere la crusca: quello che manca sono liquidi e fibra solubile.

Il caso della dieta iperproteica

Il problema qui non sono le proteine in sé - è quello che hanno sostituito. Una dieta costruita su pollo, tonno, albumi e proteine in polvere può arrivare a contenere cinque grammi di fibra al giorno contro i venticinque che servirebbero.

La soluzione non è ridurre le proteine, che nel dimagrimento servono. È rimettere dentro legumi, verdure cotte, un cereale integrale e frutta, che è esattamente quello che quasi tutte le diete "da palestra" tolgono per primo senza motivo.

Dieta ipocalorica generica

Qui il consiglio è più semplice: non tagliare la fibra. Verdure cotte in ogni pasto principale, un frutto o due al giorno, e una fonte di fibra solubile (avena a colazione, legumi, semi di lino) tutti i giorni. 

E aggiungi il movimento: chi dimagrisce spesso si allena di più in palestra ma cammina di meno nel resto della giornata, e la camminata è quello che conta davvero per il transito.

Un accenno ai farmaci per il dimagrimento

Chi assume farmaci agonisti del GLP-1 riporta spesso stitichezza. Il motivo è coerente con tutto il resto di questa sezione: questi farmaci rallentano lo svuotamento gastrico e riducono molto l'appetito, quindi si mangia meno, si beve meno e si introduce meno fibra - i tre meccanismi di sopra, tutti insieme e amplificati.

Le strategie nutrizionali sono le stesse: proteggere la fibra, aumentare i liquidi in modo attivo, camminare. Ma la gestione del farmaco e degli eventuali effetti collaterali è del medico prescrittore, e qualunque modifica va discussa con lui. Il lavoro nutrizionale si affianca alla terapia, non la sostituisce e non la corregge.

Il principio che tiene insieme tutta la sezione: la stitichezza che compare durante una dieta quasi mai si risolve tornando indietro. Si risolve aggiungendo le cose giuste dentro il percorso, fibra, acqua, passi. Se il tuo piano alimentare ti blocca l'intestino, il piano è fatto male: non sei tu che non lo reggi.

I farmaci che rallentano l'intestino o peggiorano il reflusso

Li ho nominati di sfuggita più volte, ma meritano un posto loro, perché sono una delle cause più frequenti e più sistematicamente ignorate. Quando un intestino cambia comportamento da un mese all'altro senza che sia cambiato niente a tavola, la prima domanda utile è sempre la stessa: hai iniziato o cambiato qualche terapia?

Classi di farmaci con effetti frequenti su intestino e stomaco
ClasseEffetto tipico
Ferro per boccaStitichezza, feci scure, spesso nausea. Ma feci nere = comunque dal medico: il ferro può mascherare un sanguinamento, la colonna rossa vale anche in terapia
Oppioidi e derivati (anche antitussivi)Stitichezza marcata e prevedibile
Anticolinergici, antistaminici di vecchia generazioneRallentano il transito
Antidepressivi tricicliciStitichezza
Calcio-antagonisti (pressione)Stitichezza e rilasciano lo sfintere esofageo
Antiacidi a base di alluminioStitichezza (quelli al magnesio fanno l'opposto)
NitratiPeggiorano il reflusso
FANSIrritano la mucosa gastrica, peggiorano bruciore e dispepsia
AntibioticiDiarrea, durante e nelle settimane dopo
Integratori di magnesioAmmorbidiscono, fino alla diarrea se la dose è alta

Cosa farne, e cosa non farne. Non si sospende niente da soli e non si cambia dose da soli: alcuni di questi trattano condizioni ben più serie di una stitichezza. Quello che puoi fare è portare la lista al medico che te li ha prescritti, con la data in cui i sintomi sono comparsi. Spesso esiste un'alternativa dentro la stessa classe, o una gestione di accompagnamento, e quasi sempre nessuno gliel'ha ancora fatto notare.

Sport e intestino

L'esercizio moderato e regolare migliora il transito e riduce i sintomi nel colon irritabile: è uno degli interventi con il miglior rapporto tra sforzo e risultato.

Ma vale la pena dire anche l'altra metà, perché con gli sportivi che seguo è un tema quotidiano: l'esercizio intenso e prolungato fa l'opposto. Durante uno sforzo importante il flusso sanguigno viene deviato verso i muscoli e la perfusione intestinale cala, con conseguenze che chi corre lungo conosce bene, crampi, urgenza, il famigerato runner's gut. Non è un difetto tuo, è fisiologia, e si gestisce con strategie di timing e composizione dei pasti pre-gara.

Due errori frequenti in palestra: la dieta "da palestra" che toglie legumi, frutta e cereali integrali lasciando cinque grammi di fibra al giorno, e chi si allena di più ma cammina di meno nel resto della giornata, ed è la camminata quotidiana, non la seduta in palestra, quella che conta per il transito.

Se ti alleni seriamente, il tema è trattato in modo specifico nelle guide di nutrizione per il CrossFit e per HYROX, e più in generale nella guida all'esercizio fisico.

CICLO

Ciclo mestruale, gravidanza e menopausa

Se sei una donna e ti sei accorta che la tua pancia non è uguale tutti i giorni del mese, non te lo stai immaginando. Il transito intestinale e la sensibilità viscerale cambiano lungo il ciclo, e questo spiega una parte enorme dei gonfiori che vengono attribuiti al cibo sbagliato.

Perché succede

Il progesterone rilassa la muscolatura liscia, e la muscolatura dell'intestino è liscia: quando è alto, nella seconda metà del ciclo, il transito tende a rallentare - anche se il dato più solido non è sul transito: è sulla sensibilità, che in quei giorni sale. Ecco perché tante persone sono più stitiche e più gonfie nella settimana prima delle mestruazioni. Poi il progesterone crolla, arriva il flusso, e spesso succede l'opposto, alvo accelerato, a volte diarrea, anche per via delle prostaglandine.

C'è anche un secondo pezzo: la sensibilità viscerale aumenta in fase premestruale. Il gas magari è lo stesso di sempre: sei tu che lo senti di più. La stessa quantità che a metà ciclo non notavi, in quei giorni fa male.

Cosa fare, in pratica

Nella settimana premestruale, se sai di andare verso la stitichezza e il gonfiore, ha senso anticipare invece di rincorrere: alzare i liquidi, tenere alta la fibra solubile, preferire le verdure cotte alle crude, camminare un po' di più. Non è una dieta diversa: è la stessa con qualche accento spostato.

E soprattutto: non fare eliminazioni né test in quei giorni. Qualunque cosa provi a testare in fase premestruale ti darà un risultato falsato. Se vuoi capire se un alimento ti dà fastidio, provalo a metà ciclo.

Gravidanza e menopausa

In gravidanza la stitichezza è comune e ha più cause insieme: progesterone alto per tutti i nove mesi, compressione meccanica nell'ultima fase, e spesso l'integrazione di ferro, che è di per sé stitichente. Le strategie di base valgono tutte, ma qualunque integratore o lassativo va concordato con chi ti segue la gravidanza, qui non si improvvisa.

In menopausa cambia il quadro ormonale e cambia anche la distribuzione del grasso, che si sposta verso l'addome: molte donne descrivono una pancia diversa e la leggono come gonfiore. A volte lo è, a volte è composizione corporea, spesso sono tutte e due, e per distinguerle vale il criterio del capitolo sul gonfiore o grasso.

VIAGGIO

L’intestino in viaggio

In vacanza non vado in bagno. È una delle frasi che sento più spesso, e riguarda anche persone che a casa non hanno nessun problema. Il viaggio mette insieme, tutti in una volta, i fattori che questa guida elenca uno per uno.

Quando il viaggio ti blocca

Le cause sono quattro e agiscono insieme. Saltano i ritmi: orari dei pasti diversi, fuso orario, sveglia a orari strani, e la motilità intestinale è circadiana. Ti disidrati: l'aria degli aerei è secchissima, fa caldo, e in giro si beve meno per non dover cercare un bagno. Rimandi lo stimolo, perché il bagno è dell'hotel, dell'autogrill o dell'aereo, e quasi nessuno si sente a suo agio, e lo stimolo rimandato sistematicamente si perde. Cambia quello che mangi: in viaggio si mangia più fuori, con meno verdura, meno legumi e meno fibra.

Cosa fare: tieni la colazione come punto fisso, che è il momento in cui il riflesso gastro-colico è più forte, e concediti dieci minuti tranquilli dopo. Porta con te qualcosa di semplice, frutta secca, prugne, un pacchetto di semi. Bevi in modo attivo e non a sensazione. Cammina, che in viaggio di solito è la parte facile. E soprattutto non rimandare lo stimolo quando arriva, anche se il bagno non è quello di casa.

Se non torni regolare nei primi giorni, non prendere lassativi stimolanti d'iniziativa per "sbloccare la vacanza": nella grande maggioranza dei casi si risolve da solo entro pochi giorni dal rientro, quando tornano gli orari.

Quando il viaggio ti fa il contrario

Il caso opposto è la diarrea del viaggiatore, che nei paesi a rischio è la condizione più comune in assoluto tra chi viaggia. È quasi sempre di origine infettiva e si prende da acqua e cibo contaminati.

La prevenzione, in pratica:

1) Acqua in bottiglia sigillata, e basta. Aprila tu. Niente acqua di rubinetto, nemmeno per lavarsi i denti.

2) Niente ghiaccio. È il punto che salta a tutti: si ordina la bibita in bottiglia e poi si accetta il bicchiere col ghiaccio, che è acqua di rubinetto congelata.

3) Cotto e caldo. La regola inglese è boil it, cook it, peel it or forget it: bolliscilo, cuocilo, sbuccialo o lascialo perdere. Occhio soprattutto a insalate crude, frutta già tagliata, salse lasciate fuori e cibo tenuto tiepido a lungo.

4) Frutta che sbucci tu. Banane e agrumi sì; la macedonia del buffet no.

5) Latticini non pastorizzati e gelato artigianale di dubbia catena del freddo: da evitare.

6) Le mani. Banale e sottovalutato: lavarle o usare il gel prima di mangiare taglia una fetta del rischio.

Se ti prende comunque: la priorità assoluta è reidratare, con soluzioni reidratanti orali se la perdita è importante, non solo con acqua. Mangia semplice e in piccole quantità, non serve digiunare. Evita alcol e caffeina finché non passa.

Un'ultima nota, che riguarda il rientro: dopo un episodio importante o dopo un ciclo di antibiotici, l'intestino può restare irregolare per qualche settimana. È normale, e si accompagna, non si forza.

Gli alimenti che danno fastidio a chiunque

Prima di arrivare all'eccezione, il principio generale. Questi sono alimenti che danno fastidio a chiunque se la quantità supera una certa soglia, indipendentemente da intolleranze, test o diagnosi. Non c'è niente di patologico: è fermentazione normale che fa il suo lavoro. E siccome sono anche tra i migliori alimenti che hai a disposizione, la risposta non è mai eliminarli.

Diverso è il caso di lattosio, glutine e caseine, dove entra in gioco una risposta individuale che va capita e testata: quelli li trovi nella guida dedicata, insieme ai test che servono davvero.

Legumi, crucifere, aglio e cipolla

Perché gonfiano: contengono oligosaccaridi e fruttani che l'intestino tenue non assorbe e che il colon fermenta. Punto. Nessuna intolleranza: la digestione di quelle molecole funziona così, per tutti.

E gli antinutrienti dei legumi? "I legumi contengono antinutrienti" è una frase vera usata per concludere una cosa falsa. Fitati, lectine e inibitori delle proteasi esistono, e in laboratorio riducono l'assorbimento di alcuni minerali. Ma ammollo, risciacquo, cottura e fermentazione li abbattono drasticamente, e nessuno mangia legumi crudi: in una dieta varia il loro impatto è irrilevante, a fronte di benefici documentati su fibra, proteine, sazietà, glicemia e salute cardiovascolare.

C'è però un rischio reale, e va detto perché quello sì è concreto: i fagioli crudi o poco cotti contengono fitoemoagglutinina, che provoca sintomi gastrointestinali anche importanti. La soluzione è la cottura completa, con attenzione alle cotture lente a bassa temperatura, che possono non bastare.

Il punto vero è un altro: l'intestino si allena. Se mangi legumi una volta al mese, il tuo microbiota non ha selezionato i ceppi capaci di gestirne gli oligosaccaridi in modo efficiente: fermentazione disordinata, gas, gonfiore. Se li mangi tre volte a settimana per due mesi, nella maggioranza dei casi la reazione si attenua parecchio. Non sono i legumi a essere diventati più digeribili: è il tuo colon che si è attrezzato. Anche qui l'etichetta onesta: la base sperimentale è piccola - studi più sulla percezione dei sintomi che sul microbiota - ma il fenomeno in studio lo vedo con una costanza che quegli studi sottostimano. Estrapolazione ragionevole, non certezza.

Vale identico per cavolo, cavolfiore, broccoli e verza, che sono tra i vegetali migliori che hai. Gonfiano perché fanno bene: quello che senti è la fermentazione di alimenti che stanno nutrendo la tua flora batterica.

Come si accompagna l'adattamento

  1. Cuocili bene. Non perché la cottura distrugga i fermentabili - quelli resistono al forno e alla padella - ma perché la verdura cotta occupa meno volume ed è molto più tollerata nelle fasi sintomatiche. L'unica cottura che riduce davvero i fermentabili è la bollitura buttando l'acqua, perché sono idrosolubili e ci finiscono dentro.
  2. Riduci la porzione, non la frequenza. Meglio poco cavolfiore tre volte a settimana che una porzione doppia una volta ogni quindici giorni: la seconda strategia ti gonfia e non allena niente.
  3. Per i legumi: ammollo lungo con cambio d'acqua, cottura prolungata, decorticati o passati al passaverdure all'inizio.
  4. Distribuisci nella giornata invece di concentrare tutti i vegetali in un pasto solo. È sempre il discorso del carico.
  5. Dai tempo. Due settimane di esposizione regolare dicono molto più di un episodio isolato dopo tre mesi di astinenza.

E se in una fase proprio non li reggi, la strada non è eliminarli per sempre. È abbassare il carico per qualche giorno, ed è esattamente quello che trovi qui sotto.

Light Digest Diet: la giornata, e il perché di ogni scelta

Fin qui ti ho detto che non serve togliere. Adesso ti do l'eccezione, ed è una sola: i giorni in cui i sintomi sono accesi. Un periodo brutto, il rientro dalle ferie o dalle feste, una settimana di stress pesante, i giorni prima di un evento, un viaggio.

L'idea è semplice: invece di un protocollo diverso per ogni sintomo, un unico impianto che funziona più o meno per tutti i quadri visti finora, perché agisce su quello che li accomuna. Il principio è quello del carico che si somma: non ci sono cibi cattivi, c'è una quantità di lavoro che arriva al sistema tutta insieme.

Non ho inventato niente: nella sostanza è una low-FODMAP semplificata e a termine, cioè la stessa logica del protocollo sviluppato alla Monash University, ridotta a quello che si può fare da soli per qualche giorno senza supervisione. La chiamo "diet" per modo di dire. Ed è la versione light: il percorso strutturato in tre fasi, quello vero, sta nella guida su intolleranze e test e si fa con un professionista. Ci sono alimenti indicati e modi di cuocerli, quindi qualcosa da seguire c'è. Ma è una fase di pochi giorni con una data di scadenza scritta sopra, non un regime, e soprattutto non è il modo in cui dovresti mangiare di solito. Se dopo dieci giorni sei ancora lì, la Light Digest ha fallito il suo scopo, che è farti tornare a mangiare tutto.

La giornata, e il perché di ogni scelta

Le quantità sono le tue di sempre, un po' più contenute per pasto: qui non stiamo tagliando calorie. Sotto ogni pasto trovi il motivo della scelta, perché non voglio darti un elenco da seguire a scatola chiusa: è esattamente quello che critico in giro. Clicca su un pasto per aprire il perché.

Colazione  Porridge di avena con acqua o bevanda vegetale, banana matura, un cucchiaino di semi di lino macinati. Oppure yogurt bianco con avena e banana. Avena, banana matura e lino sono fibra solubile delicata e amido facile: nutrono e ammorbidiscono senza caricare la fermentazione. Il lino in particolare è viscoso e poco fermentabile, cioè fa il lavoro sulle feci senza produrre gas in più. La banana va scelta matura: acerba contiene più amido resistente, che fermenta di più.
Metà mattina  Se ti serve, una manciata di frutta secca. Oppure niente. Qui "niente" è una scelta, non una dimenticanza. Lo spilluzzicare continuo blocca il complesso motorio migrante, l'onda che ripulisce l'intestino tenue tra un pasto e l'altro (ne ho parlato nella voce 4 della checklist): qualche ora di stomaco vuoto serve proprio a farla partire.
Pranzo  Riso, patate o pasta in porzione normale, una fonte proteica, e verdura cotta asciutta: zucchine, carote, zucca, finocchio al forno o in padella. Olio a crudo, misurato. La cottura ammorbidisce la matrice e riduce il volume a parità di peso: meno distensione e meno materiale che arriva intatto al colon. Asciutta (forno, padella, vapore) e non in brodo, perché il liquido aggiunge volume senza aggiungere niente di utile. La fonte proteica non si tocca: attiva le secrezioni gastriche, rallenta lo svuotamento e ti sazia, che è il presupposto per non spilluzzicare dopo. L'olio misurato perché i grassi rallentano ulteriormente lo svuotamento.
Pomeriggio  Acqua. Se ti serve uno spuntino, frutta matura e non troppo zuccherina: banana, agrumi, frutti di bosco. Il pomeriggio è il momento in cui quasi tutti smettono di bere, e il debito si vede la sera. L'acqua serve alla fibra per fare il suo lavoro: senza liquidi l'effetto si ribalta. Sulla frutta, la scelta è per quantità di fruttosio e polioli: mela, pera, anguria e susine ne hanno parecchi e in questi giorni pesano, agrumi e frutti di bosco molto meno.
Cena  Fonte proteica, verdura cotta asciutta, una piccola quota di carboidrati. Porzione contenuta e 2-3 ore prima di coricarti. Niente grandi zuppe la sera. La porzione contenuta agisce sulla dilatazione gastrica, che è la leva principale su reflusso e pienezza serale. Le 2-3 ore servono ad arrivare a letto con lo stomaco già in buona parte svuotato: sdraiarsi a stomaco pieno è la ricetta del reflusso notturno. E niente grandi zuppe perché sono mezzo litro che arriva in dieci minuti, e se dentro ci sono legumi e crucifere frullati hai anche concentrato i fermentabili in poco spazio.
Fuori pasto  Acqua distribuita nella giornata. Tisana dopo cena se ti fa piacere, una tazza. Zero gomme, zero salse zero, zero prodotti con dolcificanti. I dolcificanti in -olo (sorbitolo, maltitolo, xilitolo) sono poco assorbiti e molto fermentabili, e richiamano acqua nell'intestino: in una fase acuta sono benzina. Le gomme aggiungono anche aria ingerita, perché masticare a vuoto ti fa deglutire di continuo. Una tazza di tisana e non un litro, perché anche lì il punto è il volume.

Cosa sta fuori in questi giorni: legumi interi, crucifere in quantità, aglio e cipolla in pezzi, verdura cruda abbondante, dolcificanti in -olo, alcol, bevande gassate, fritti e pasti molto grassi. Tutta roba che rientra dopo, e rientra gradualmente. Per aglio e cipolla c'è un trucco che salva il sapore: i loro fruttani sono idrosolubili, quindi scalda l'olio con lo spicchio e poi toglilo.

In viaggio vale lo stesso schema, con l'accortezza in più dell'acqua in bottiglia.

Per quanti giorni

Sintomi accesi: fino a 7 giorni. Se dopo una settimana non è cambiato niente, non allungare: vuol dire che il problema non era quello. Ed è un'informazione preziosa, non un fallimento: hai appena scoperto che il carico fermentabile non era il tuo problema, e ti sei risparmiato mesi di alimenti tolti a caso. Torna al tuo sintomo qui sopra, o alla guida su intolleranze e test se il sospetto su un alimento resta.

E i due paletti che non tolgo: mai oltre 10 giorni di fila, né più di una volta al mese - senza questo tetto la Light Digest diventa in silenzio la dieta di tutti i giorni, e impoverire il microbiota è l'opposto dell'obiettivo. E qui non si perde grasso: quello che cambia è aria, acqua e contenuto intestinale, e torna appena riprendi a mangiare normalmente.

Il rientro: com'è fatto, ed è parte del protocollo

Questa è la parte che manca in tutte le versioni che trovi in giro, ed è il motivo per cui le eliminazioni "temporanee" diventano permanenti. Il rientro si fa in salita, in 2-3 giorni: prima torni alle porzioni normali di frutta e verdura varia, poi rimetti legumi e cereali integrali, per ultimo quello che sai essere più impegnativo per te. Se un gradino dà sintomi, non lo elimini: lo rallenti - mezza porzione per un paio di giorni, poi risali. Un sintomo al rientro dice "vacci piano", non "toglilo per sempre".

E se ti accorgi che "non è mai il momento buono" per rientrare, quello non è un segnale sulla pancia: è il segnale che questa fase ti sta scappando di mano. È esattamente il motivo per cui ha un tetto.

E se serve andare più a fondo

Se hai fatto la prima parte, hai lavorato sul tuo sintomo e hai provato le strategie di questa sezione, e ancora c'è qualcosa che non torna, allora sì: è il momento di indagare davvero.

Nella guida dedicata trovi quali test per le intolleranze hanno validità e quali no (e sono parecchi quelli che non ne hanno), la dieta FODMAP spiegata con le sue tre fasi, compresa quella di reintroduzione, che quasi tutti saltano ed è quella che determina il risultato, i casi di nichel e istamina, e un capitolo sulle bufale: leaky gut, SIBO usata come etichetta buona per tutto, cure per i parassiti, integratori che promettono di sistemare qualsiasi cosa.

Nel frattempo, una regola che ti risparmia tempo e soldi: indaga prima di togliere, non il contrario. Qualunque eliminazione fatta prima di un accertamento rende l'accertamento inutile.

Test, FODMAP e bufale

Punti chiave

  1. Prima di tutto: funzionale o organico. Sangue, calo di peso, anemia, dolore notturno o un cambiamento netto e persistente vanno dal medico. Il resto viene dopo.
  2. Funzionale non vuol dire immaginario. L'organo è integro ma lavora male: è proprio il terreno in cui alimentazione e stile di vita funzionano meglio.
  3. Non è detto che tu debba togliere o modificare alimenti. Nella maggioranza dei casi che vedo, bastano masticazione, tempi, acqua, movimento e sonno.
  4. Digerire è un lavoro da riposo. Sotto stress il corpo rallenta lo stomaco e devia il sangue altrove: sederti e respirare lavorano sulla digestione quanto qualunque consiglio a tavola.
  5. Dopo mangiato non sdraiarti, e muoviti durante la giornata senza farne un obbligo dopo ogni pasto.
  6. Nella stitichezza conta il tipo di fibra, non la quantità: con feci dure serve la solubile, e sempre con abbondante acqua. Se spingi e non esce, il problema può essere il pavimento pelvico.
  7. Il gas non è un guasto. È la ricevuta di un lavoro utile: un intestino che non produce mai gas è un intestino a cui non stai dando da mangiare.
  8. Il gonfiore non è grasso. Il grasso non cambia in dodici ore, il gonfiore sì.
  9. Nel reflusso conta la pressione, non la lista dei cibi proibiti: porzioni, orari, posizione e testata del letto battono qualunque elenco.
  10. Le intolleranze sono dose-dipendenti. Sono le allergie a richiedere eliminazione totale, confonderle costa mesi di dieta inutilmente ristretta.
  11. I test si fanno prima di togliere, e vale soprattutto per la celiachia: togliere il glutine prima rende la diagnosi impossibile.
  12. L'intestino si allena. Legumi e verdure che oggi ti gonfiano possono non gonfiarti tra due mesi, se li introduci gradualmente e con costanza.

Domande frequenti

Vuol dire che l'organo è integro - gastroscopia e colonscopia non mostrano lesioni - ma funziona male: si muove troppo o troppo poco, è più sensibile del normale, si coordina male con il cervello. Funzionale non significa immaginario né "è tutto nella tua testa": i sintomi sono reali e a volte invalidanti. Significa che non c'è una lesione da riparare e che la strada è di gestione - il terreno dove alimentazione e stile di vita danno i risultati migliori.

Se non hai nessuno dei segnali della colonna rossa puoi partire da questa guida, ma parlarne comunque con il medico ha sempre senso. E c'è un motivo in più: se una parte di te continua a chiedersi "e se fosse qualcosa di serio?", quell'ansia si riflette direttamente sull'intestino per le stesse vie nervose descritte qui. Sapere che è stato guardato e che non c'è niente fa parte del trattamento a tutti gli effetti, e spesso i sintomi migliorano già da lì.

La normalità è una forbice larga: da tre volte al giorno a tre volte a settimana. Conta più la consistenza (feci formate e morbide), la facilità, l'assenza di svuotamento incompleto, e soprattutto se è cambiato qualcosa rispetto al tuo solito. Chi va ogni due giorni da sempre, senza fatica, non è stitico.

Con feci dure la prima scelta è la fibra che forma gel e fermenta poco: psillio, semi di lino macinati o chia in ammollo. Poi due kiwi al giorno o prugne secche. Avena, legumi e frutta vanno benissimo ma fermentano parecchio: se hai anche gonfiore, aumentali con calma. E soprattutto aumenta l'acqua insieme alla fibra: aumentarla senza bere forma un tappo invece di un gel, ed è l'errore più comune in assoluto. La sola crusca, con feci dure e caprine, spesso peggiora.

È la divisione che si sente sempre, ma per la pancia ne conta un'altra: fibra viscosa e poco fermentabile (psillio, lino, chia) contro fermentabile (avena, legumi, mela). La prima forma un gel che ammorbidisce le feci senza produrre gas in più; la seconda nutre il microbiota ma fermenta parecchio, e va aumentata con calma. L'insolubile grossolana (crusca) serve nel transito lento, ma con feci già dure peggiora. Tutte funzionano solo con abbastanza acqua.

Potrebbe non essere un problema di fibra ma di coordinazione muscolare: nella dissinergia defecatoria i muscoli del pavimento pelvico si contraggono invece di rilasciarsi nel momento della spinta. In questo quadro aumentare la fibra peggiora. Si tratta con la riabilitazione e il biofeedback, ed è una delle condizioni più sottodiagnosticate: chiedi una valutazione del pavimento pelvico.

No: il gas non ha calorie e l'acqua trattenuta non è tessuto adiposo. Può farti pesare uno o due chili in più in una giornata storta, ma è peso che va e viene. Il criterio per distinguerlo dal grasso è semplice - il grasso non cambia nell'arco di dodici ore, il gonfiore sì.

Per tre motivi, di solito. Primo: si è lavorato solo sul cibo, quando il problema erano tempi, masticazione, sonno o stress. Secondo: si è tolto senza mai reintrodurre, e la dieta ristretta ha peggiorato la tolleranza. Terzo: la distensione visibile non viene dal gas ma dalla dinamica del diaframma, che non si corregge con nessuna eliminazione.

Quasi mai. È dose-dipendente: la maggior parte delle persone tollera circa 12 grammi di lattosio in un'unica assunzione, cioè grossomodo un bicchiere di latte, soprattutto dentro un pasto. I formaggi stagionati ne contengono quantità trascurabili e lo yogurt è generalmente ben tollerato.

Non prima di aver fatto i test per la celiachia - e vanno fatti mentre stai ancora mangiando glutine, altrimenti si negativizzano. C'è poi un secondo motivo: negli studi in cieco buona parte delle persone convinte di reagire al glutine reagiva ai fruttani del frumento. Se il colpevole è quello, hai molti più margini - lievitazione, porzioni, tipo di cereale - che una vita senza glutine.

No, devi cambiare il come. Se li mangi una volta al mese il tuo microbiota non è attrezzato a gestirne gli oligosaccaridi; se li mangi tre volte a settimana per due mesi, nella maggioranza dei casi la reazione si attenua. Aiutano ammollo lungo con cambio d'acqua, cottura prolungata, decorticati o passati all'inizio, e porzioni piccole ma frequenti.

Perché mangiando meno arriva meno volume al colon, e perché quasi sempre si tagliano pane, pasta, cereali e frutta, cioè le fonti di fibra. Ci si mette anche l'acqua, che in buona parte arriva dal cibo. La soluzione non è interrompere il percorso ma proteggere la fibra dentro il deficit - verdure cotte a ogni pasto, un frutto o due, una fonte di fibra solubile al giorno - e camminare di più.

Molto comune, e sono quattro cause insieme: saltano i ritmi (la motilità è circadiana), ti disidrati, rimandi lo stimolo perché il bagno non è quello di casa, e cambia quello che mangi. Tieni la colazione come punto fisso con dieci minuti tranquilli dopo, bevi in modo attivo, cammina, e non rimandare lo stimolo. Di solito si risolve da sé entro pochi giorni dal rientro.

No. Il consiglio è muoversi durante la giornata; se ti va di fare due passi dopo mangiato tanto meglio, ma non deve diventare un obbligo che ti stressa - e lo stress lavora contro la digestione. Quello che invece conta è il contrario: non sdraiarti e non buttarti sul divano subito dopo, perché da sdraiato la gravità non aiuta più e la risalita del contenuto gastrico diventa più facile.

Con la prima parte, molte persone notano differenze in 2-3 settimane, ma serve costanza vera: due giorni buoni e cinque come prima non fanno una prova. Per i quadri più complessi si ragiona su 2-3 mesi. Chi cerca risultati in cinque giorni di solito finisce per restringere la dieta invece di risolvere.

Ricevo in 4 studi: Cordenons (PN) presso Fisiomed, Via Sclavons 54/A (sede principale); Udine presso Riabimed, Viale Venezia 100; Casarsa della Delizia (PN) presso New Athletic Gym, Via Valvasone 86 (solo sabato); San Vito al Tagliamento (PN) presso Centro Salute Donna e Bambino, Via Pantaleoni 8. Contattami al 351 777 2835.

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